Archivio per febbraio 2012

Dicotomia: ragione vs sentimento

febbraio 19, 2012

E’ dal romanticismo che c’è sta divisione, contrapposizione o quello che è.
E’ assurda inesistente e ha creato un sacco di danni.

Quando una persona si pone la regola di “seguire il suo istinto” non sta facendo prevalere il sentimento, ma la ragione. La regola “segui il tuo istinto” è molto precisa e rigorosa. In assenza di quella il comportamento sarebbe diverso. Invece per un’astrazione del pensiero, pura legge logica-matematica uno decide di seguire la legge “segui il tuo istinto”.

Nessun animale fa così, se un cane si trova faccia a faccia con un’altro cane, l’istinto sarebbe si aggredirlo ma valuta se potrebbe soccombere nella battaglia e in base a questo si regola. L’”istinto” così storipiato da questa legge non è più “naturale” è artificiale, logico, cervellotico.

Al contempo il sentimento, l’istinto, non ha esistenza a sè, è continuamente modellato da altri sentimenti e dalla ragione, che basandosi sui sentimenti rivela pezzi sempre maggiori di realtà, e la conoscenza di questi pezzi di realtà modificano i sentimenti e quindi l’istinto.
Esempio: un bambino non vuole dare i suoi giocattoli ad un altro che però è suo amico. Poi, un’altra volta si trova a casa di un bambino non suo amico, vuole giocare ma il bambino non vuole dargli i giochi, si rattrista. Una soluzione è che si vendica col suo amico continuando a vietargli di usare i suoi giochi, l’altra è che ragiona sul fatto che il suo amico è stato probabilmente triste come lui lo è in quel momento e che siccome è suo amico, lui non vuole che sia triste. Questo amplia la sua conoscenza della realtà, altera i suoi sentimenti e produce nuova ragione. Ora quando il suo amico gli chiede il giocattolo lui è felice di giocare con lui.

Ma a produrre questo cambio emotivo è stata la ragione, come la ragione sarebbe stata quella che lo portava a vendicarsi (“proprio perchè gli altri non mi fanno giocare io non voglio far giocare nessuno”).

Sentimento e ragione sono due aspetti, la cui distinzione non è poi così chiara, che conducono alla conoscenza della realtà.

Anche la matematica permette di comprendere la realtà, e pure per chi dimostra la matematica è impossibile procedere se non ci si basa su un sustrato sentimentale: i postulati. Ma anche dai postulati in poi tutte le dimostrazioni sono spinte dal sentimento, da una percezione della realtà che si basa su qualcosa di altro dal calcolo o logica per poi poter procedere con essi.

Non c’è dubbio che l’idea romantica del rifiuto della ragione per il sentimento e quella illuminista del rifiuto del sentimento per la ragione sono assurdità a cui bisognerebbe porre fine il prima possibie

La ragion si stato – Celentano a Sanremo e fischi

febbraio 19, 2012

Il principale problema del tempo e l’Italia lo rappresenta in maniera più eccellente di molti altri stati è la totale assenza di una elite. Senza elite la democrazia non sopravvive.
Il problema delle elite è strettamente connesso al problema della ragion di Stato.

Noi non l’abbiamo.
Non avendola, la politica diventa, privata, un giro di mazzette, una giravolta di benefici a questa e quella classe dirigente.
In Francia è chiara la propria posizione strategica geopolitica, e l’impostazione sociale, i rapporti commerciali. E così altrove.
Da noi no, la cosa più stabile che abbiamo avuto è il rapporto con la Libia. L’aspetto sociale più confermato è forse quello in campo ospedaliero. Basta.

Ma se non c’è ragion di stato, su cosa si può formare una elite.
Su niente: infatti vediamo i Gad Lerner girovagare per lo spazio su puntate dal titolo “Ma Monti è di sinistra?”.
Dal dopo guerra non essendoci ragion di stato c’è un’aria “persa”. Sciascia poco poco e giustifica la mafia, Pavese si perde in una dicotomia assurda come campagna-città che infatti poi viene inutilmente ribaltata con “la casa dalle finestre che ridono”, Pasolini ha buttato via la sua rigorosissima critica per i suoi berluscniani impulsi sessuali.

E senza elite, dove si pensa di poter trovare una classe politica?

Infatti siamo stati assaliti da Andreotti-Craxi prima e da Berlusconi e D’Alema poi.
Soprattutto con la seconda repubblica è stato chiaro come lo stato fosse al servizio di uno dei due (o più) gruppi di potere. Lo scandalo del generale Pollari, con centinaia di persone messe sotto controllo anche solo perchè ostili a B. è solo il caso più chiaro. Le P3, P4, Bertolaso, Lusi, tutto parla con estrema chiarezza.

E allora se non c’è Ragion di stato, non c’è filosofia. E se manca quella, i governanti si occupano puramente di mantenere il potere, e occupando la rai la censurano, impongono che certi temi non siano trattati, massacrano Travaglio quando dice che Schifani conosceva dei mafiosi e via così. E’ per questo che ancora non si è capito quali cavolo di vantaggi ci siano a fare questa maledetta TAV in val di susa, rendendo – assuradamente – così i contestatori degli eroi della democrazia.
Ma in tutto questo non c’è una filosofia, manca un punto fondante manca una ragion di Stato (nessuna ragion di stato ammetterebbe una persona come Schifani… perchè serve salvare la ragion di stato anche a costo di Schifani), è tutto “privato”, è tutto “relativo”. E il relativo del potere viene imposto come assoluto dai governanti per evitarsi problemi.

Ma questo si percepisce, si annusa chiarmente. La senti la puzza della falsità, la cappa della censura anche auto-censura, il fetore dell’omologazione più insensata. Lo sente anche un bambino, non serve avere studiato, lauree, ma neanche la terza media, chiunque lo sente chiaramente.

E’ per questo che quanto parla Celentano la gente lo ascolta. Perchè profuma di Libertà, sa di buono, sa di fresco, ed è un profumo inconfondibile e irresistibile.

Ma, al di là di questo, le contestazioni di Celentano, a volte Grillo, chessò Luca e Paolo o altre persone libere, sono spesso puerili, inconsistenti, poco significative. In un qualsiasi stato con una Ragione di Stato, non sarebbero apprezzate da nessuno, perchè la Ragioe dirige le elites che creano una classe politica sufficientemente omogenea da non necessitare della censura e tale da poter tollerare molto di più che da noi le diversità di opinioni che vengono assunte come linfa vitale e come continuo stimolo a a un nuovo vigore della Ragion di Stato.
Ma essendo più liberi, non si sente più quel puzzo, e la gente si forma idee più precise, che emanano sempre dalla Ragion di Stato ma in libertà, senza mai dover calpestare la logica anzi, o i valori fondanti della società.
In uno stato con una Ragion di Stato Celentano non sarebbe stato nè fischiato nè applaudito, semplicemente non ci sarebbe perchè ci sarebbe qualcosa di molto meno puerile, più interessante e più convincente da ascoltare e su cui formarsi.

Da noi invece qualcosa di più alto non c’è e quindi dobbiamo continuare a difendere quei pochi che almeno sono davvero liberi e lo dimostrano. E questo è un valore fondativo irrinunciabile, su cui nessuna propaganda potrà mai fare effetto.


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