L’alcol, le dipendenze, l’abuso e le leggi

dicembre 26, 2011

Crozza dice di vietare l’alcol come le scommesse, perchè crea dipendenza.

Differenza tra fumo e alcol:
fumo causa danni
causa dipendenza

alcol
causa danni solo se se ne abusa,
non dà dipendenza finchè non se ne abusa.

Dopo aver abolito l’alcol gli obiettivi del nuovo millennio sono:

Caffè:
causa danni solo se se ne abusa
dipendenza solo se se ne abusa

Sesso
danni solo se se ne abusa
dipendenza solo se se ne abusa

Siti porno
danni solo se se ne abusa
dipendenza solo se se ne abusa

Dolci
danni solo se se ne abusa
dipendenza solo se se ne abusa

Cibo
danni solo se se ne abusa
dipendenza solo se se ne abusa

Televisione:
danni indiretti nel caso di uso intenso (maggioranza popolazione)
dipendenza anche con piccole dosi

Inoltre la nuova frontiera sarà: quanta gente viene uccisa con un coltello da cucina?
E se per risolvere il problema vietassimo l’uso e la vendita dei coltelli da cucina?
Cosa vi sembra, una provocazione?
E se negli anni ’70 avessi detto a qualcuno che “verrà un tempo in cui se ti bevi due birre e guidi ti sbattono al sert, ti tolgono la patente, ti segnalano all’autorità” come credere che questo l’avrebbe presa.
Come una provocazione.

Ma uno stato è liberale anche perchè è in grado di minimizzare i parossismi, se invece come soluzione si comincia a proibire tutto quello che è un fattore di rischio si genera una specie di grande fratello in cui i parossismi crescono obbligatoriamente e devono trovare sfoghi, sfoghi che generano parossismi e parossismi che generano altre proibizioni e via così…

Lavitola e la Colombia

dicembre 25, 2011

Ma io mi chiedo, ma se quando i libici (ossia Gheddafi) sono entrati in finmeccanica, gli americani han rabaltato la Libia, pur di non avere gente come Gheddafi in un posto così importante… (segreti militari, strumentistica militare)

ma è possibile che Lavitola, e dico Lavitola, fosse a conoscenza e prendesse parte – come a dichiarato da Mentana – ai piani per combattere il narcotraffico in Colombia?

Finora non è uscito nessun legame tra Lavitola e il narcotraffico, solo molti legami tra lui e la dirigenza del sud-america, presidente, ambasciatori etc.

Ma chi è che ce le ha ste idee?

Il Piano di Sicurezza Anti-Corruzione

dicembre 25, 2011

Ma se chiedono ai poveri muratori di leggersi (ad ogni cantiere) il Piano Operativo di Sicurezza, un malloppone da un centinaio di pagine A4, che va letto prima di ogni fase lavorativa…

Ma non si può chiedere ai colletti bianchi di leggersi Il piano opertivo di sicurezza contro la curruzione?

Imponi una figura per le ditte sopra tot dipendenti/fatturato, che sia deputato a scovare le possibili casistiche che causano corruzione. Una vota trovate pone un piano di rimedio, se passa un controllo e non viene rispettato il piano anticorruzione sono multe salate, se c’è un episodio di corruzione finiscono dentro tutti (come per il pos): responsabili, direttore, presidente, committenti…,
e non per aver preso parte alla corruzione ma per non aver previsto o vigilato a sufficienza
Si può fare anche una norma anti-corruzione per agevolare i livelli minimi e la possibilità di dare multe.

Non è difficile… se ce la fanno i muratori… vedi che ci riescono pure i colletti bianchi

Quello che loro non sanno

dicembre 10, 2011

Quello che loro non sanno è che la gente non sa alcune cose.

- la gente non sa qual’è la differenza tra decreto legge e legge, perchè
- la gente non sa qual’è la differenza tra parlamento e governo, perchè
- la gente non sa neanche di preciso qual’è la differenza tra democrazia e dittatura ha solo capito che la dittatura è di un uomo cattivo che fa cose cattive come privare della libertà di parola, mentre la democrazia ha il voto e si può parlare.

(tra parentesi: non sa neanche la differenza tra arresto cautelare e arresto per condanna… dici niente)

Sembrano cose banali e chi, colto, ne conosce le differenze giunge a ritenere frivola la conoscenza di queste differenze perchè elementari, ritiene che se passa il concetto “il governo è quello che fa, il parlamento quello che vota” per la massa sia più che sufficiente.

Invece le cose non stanno così. Si provi a guardare il telegiornale pensando di non sapere i meccanismi che regolano rapporti tra parlamento e governo e in generale tra le istituzioni. Non capisci il senso delle cose, le mescoli.
Si pensi al momento attuale in cui abbiamo un governo tecnico.
C’è chi ride di Scilipoti che parla di “funerale della democrazia”, ma chi ride non sa quanto riesca a fare breccia nella gente una frase del genere (se non sai cosa è il parlamento e cosa il governo…).
Sono morti quelli che hanno fatto la guerra, sbefeggiati dai ’68ini, erano gli unici che sapevano, pur con la 3^ elementare cosa fosse lo stato, perchè avevano vissuto la guerra, le assemblee partigiane, avevano visto morire parenti e amici non per posizionare al potere questo o quello ma per posizionare al potere una istituzione che rappresenti tutti con regole ferree che garantiascano tutti.
Il ’68 ha spazzato via tutto questo e i ’68ini poi divenuti travoltini, non sanno cosa sia lo stato.

Ha gioco facile libero, il quotidiano, a chiamare la persona che risiede alla Presidenza del Consiglio con il suo nome di battesimo. Per i travoltini “lui è come me”, il grande fratello per loro è cominciato negli anni ’80, il programma televisivo ha sono materializzato la filosofia comune con 20 anni di ritardo. Non c’è professionalità, non c’è istituzione, non c’è stato, non c’è altro che il singolo, e quindi la Presidenza del Consiglio diventa “Mario”, come prima era “Silvio”.
Come se ci fosse un dittatore al potere.
Come se lo stato dipendesse da suo aspetto fisico, dalla sua simpatia, dalle sue “genialate” (altro concetto anni ’80), dai suoi rapporti personali.

In generale quello che i travoltini pensano è che lo stato non esiste. Nessuno sa che se una persona può fare la spesa, se una persona può possedere una casa, un cellulare, dare un’educazione, non sanno che tutto questo esiste se esiste lo stato. Se esistono le leggi che puniscono chi ruba, chi rapisce, chi minaccia. La loro stessa vita è garantita dallo stato, che se non ci fosse sarebbe minacciata da chi è più forte o più furbo ogni giorno.

Che vengono curati con spese milionarie e i loro figli vanno a scuola perchè c’è gente che paga le tasse allo stato.
Si guarda solo la parte negativa dello stato, la corruzione, il prelievo fiscale, la burocrazia, perchè non esiste proprio la parte positiva. Lo stato “è come me”, è un posto dove chi ci arriva fa i suoi interessi, sperpera i soldi. Perchè se io giungessi al potere farei i miei interessi.

Ero in sala d’aspetto in un ospedale, reparto oculistico, una signora anziana, arrivata da una ventina di minuti si alza e contro l’infermiera s’infervora: “non è possibile avevo appuntamento alle 10 e sono già le 10 e 30!” e giù a starnazzare, che “non va bene”, e – rivolta ad un’altra persona nella sala che annuiva – “noi li paghiamo… e bene”.

Se qualcosa è statale è sempre qualcosa che non va. Vai dal dentista alle 6, come da appuntamento, e ti tirano su alle 7.20;  Senti qualcuno sbraitare?

No, perchè è privato… siamo così… ci piace prendercela nel culo, basta che sia privatamente.

Se possediamo una casa, un’auto, un cellulare è, ad esempio, perchè esiste il poliziotto che prende il ladro e lo sbatte dentro. Ma il ladro può conoscere il poliziotto. E allora il sistema, per difendere anche i travoltini, prevede che il poliziotto debba rendere conto al commando di polizia, ma se mangari il ladro è inserito nel territorio conosce il poliziotto e il commando, e allora il commando è sotto il prefetto, ma se… e il prefetto è sottoposto al ministro, ogni singolo poliziotto alla magistratura, che applica le leggi e per essere più garantiti le leggi non le può fare la magistratura, solo il parlamento. E via via così, con innumerevoli “controlli incrociati” e “poteri distribuiti”.

In una parola: Il sistema.

Complicato e volendo, sì, anche un po’ obsoleto, la tecnica permetterebbe ulteriori passi in avanti, ma è il sistema che ci permette di vivere, di stare in salute, di avere una famiglia, di avere del cibo e delle proprietà, permette che venga riconosciuto e retribuito il tuo lavoro, permette che tu possa spostarti di posto in posto senza pericoli, fa sì che nessuno possa bruciare uranio a cielo aperto sotto casa tua, permette che l’aria che respiriamo rimanga vagamente respirabile, che la falda acquifera continui a mantenere l’equilibirio idrogeologico.

Il sistema. Quello che per i travoltini è tutto un “magna-magna” solo perchè loro non saprebbero altro che “magnare-magnare” se fossero ai posti di comando.

Il sistema, è come quello di un pc, complicato e anche più complicato di un kernel dato che deve operare nella realtà: non gli viene concessa l’astrazione binaria che i transistor concedono ai calcolatori.

E di questo sistema, c’è chi ha la password di root e sono il parlamento e il governo e la magistratura, la corte costituzionale, il consiglio di stato, la presidenza della repubblica e altri enti molto importanti.

I travoltini non sapendo che esiste un sistema non hanno idea dei danni che può fare chi ha la password di root

Per questo motivo per loro un episodio di corruzione vale molto meno rispetto a un omicidio.

Ma un omicidio, per quanto deprecabile, è singolo, e agisce su singole persone. Quello che può fare il sistema per prevenire gli omicidi in genere già viene fatto, il residuo è dovuto alle caratteristiche umane, che il sistema non può controllare, mentre un episodio di corruzione è un accesso con password di alto livello in un punto del sistema e a volte del cuore del sistema. E’ evidente che un episodio di corruzione è una aggressione a tutti, ad ogni singola persona, perchè ponendo delle mine alla base del sistema rischia di deteriorarlo e se non viene bloccato in tempo il sistema cade in un circolo vizioso giungendo a un deterioramento avanzato che sgretola le vite quotidiane delle persone.

Tutti i mali che abbiamo, i ricercatori pagati poco, i precari, le buste paghe basse, la politica immobile, i pochi soldi per sanità e educazione, e lo stato in cui versa il sud italia, sono danni sistemici dovuti a un sistema di corruzione che si è annidato all’interno dello stato minandone le fondamenta e paralizzandolo. L’Italia ha delle potenzialità e un inventiva che l’impero romano non sarebbe certo un ricordo se non ci fosse la corruzione.

Ma finchè la gente non capirà che il sistema è prezioso e va tutelato, non ci sarà mai la forza sufficiente a cambiare le cose, continueranno a far spallucce per gli episodi di corruzione salvo poi gridare “è tutta una mafia, è tutto un magna magna”. E sbraitare su ogni questione solo quando questa va contro il loro specifico interesse.

(costa tanto dire al posto che “maledetti/o che mi prendete i soldi dalla pensione”, dire “i soldi van presi dall’asta delle frequenze, non dai poveracci”, è così impossibile che i media possano essere così efficienti da passare concetti costruttivi, al posto che tornare alla cagnara della prima repubblica?)

Il senso dello stato e gli anni ’80

novembre 20, 2011

Il senso dello stato nella gente che è diventata grande col reflusso è spettacolare.
1)i politici non rappresentano la società, ma sono persone “giunte a posti di potere”; e soprattutto non sono persone “alte”, è come nel grande fratello: potevi essere tu, è capitato a lui.
2)E’ tutta una merda: la vita si basa sulla corruzione e sulla mafia (ma te hai mai corrotto qualcuno? No… Conosci qualche mafioso? No… sono sempre le uniche mosche bianche dentro un mondo di merda)
3)le istituzioni sono un aritifizio che non voglio far la fatica di capire cos’è che sono, sarebbe meglio abolirle, tanto la vita la fanno i singoli, cosa vuoi che cambi se lo stato c’è o non c’è. Non esiste nessun sistema: parli difficile perchè vuoi fare lo snob.
4)non succederà mai nulla di male qualsiasi cosa facciano questi (beati anni ’80). La corruzione non mi riguarda, mi fa solo invidia perchè si lui è stato più furbo di me.

Il mescolarsi della filosofia 68ina del “tutto è lecito” “vietato vietare”, del relativismo sfrenato, del “tutto è opinione”, del rifiuto dell’istituzione e della democrazia, viene fuso con il reflusso del ’78, con l’individualismo, lo status symbol, l’arricchirsi personalmente, l’arrampicata sociale e i microcosmi delle piccole imprese.

Nessuno tra quelli che han fatto la guerra potrebbero pensare delle cose del genere, perchè loro hanno dato parecchio della loro vita per guadagnarsi uno stato, perchè loro hanno visto come si è costituito uno stato.
Ma il ’68 ha aperto le strade a questo genere di rielaborazione strampalata, che era un passaggio obbligato per sbarazzarsi di vecchie categorie troppo rigide, ma si spera anche che le aberrazioni che si porta dietro questo sistema di pensiero siano ormai sempre più acquisite.

Perchè prendiamo così poco

novembre 20, 2011

Come mai esistono i precari e come mai la gente lavora a gratis?
E’ molto semplice: un tempo esisteva la “disutilità marginale del lavoro”. Ossia:

“capo quanto mi dai se vengo da te a fare il calzolaio?”
“10 franchi l’ora ti dò”
“Per 10 franchi sto a casa a fare l’orto e dar da mangiare alle galline”

Non aveva senso lavorare sotto una certa soglia di denaro.
Oggi che succede:
“capo quanto mi dai se vengo da te a fare il coordinatore per le vendite e i rapporti con l’eurasia”
“Ce ne ho già uno, per i prossimi 10 anni sono a posto”
“Ah, e se vengo a fare le fotocopie, quanto mi dai?”
“Mah… 3 euro ti do”
“… e… ok… quando si comincia?”
“Domani mattina alle 7″

Cosa fai se hai tempo libero? Qual’è la tua disutilità marginale del lavoro?
0 euro.
Perchè se hai tempo libero guardi la tv, se guardi la tv guadagni 0 euro, anzi ne spendi in corrente.

In realtà la disutilità può essere anche meno di 0 euro, perchè se uno ti fa lavorare gratis “almeno posso scriverlo in curriculum”. Farti lavorare è già un valore, perchè dà un opportunità futura.
Disutilità marginale media:
-20 euro/giorno

L’arte, il casino della democrazia, e le menzogne dei politici

novembre 20, 2011

Vi è fino ad oggi uno iato, anche in democrazia, tra popolazioni e governanti. E’ uno iato molto simile a quello che vi è tra il meccanico e i suoi clienti. Il governare è un mestiere e non lo si impara al bar come non si impara a fare il meccanico al bar. Come ogni mestiere ci sono tantissime cose ignorate dalla massa, che chi lavora conosce e che non riesce facilmente a trasmettere ai “clienti” per poter giustificare le sue scelte.
Fino a qui lo iato necessario, finora non eliminato. Non esistono strumenti per risolvere questo problema anche se negli ultimi 50 anni con la scuola e molto di più negli ultimi 10 con internet (wikipedia, informazione etc) gli strumenti stanno rapidamente crescendo al punto che filosoficamente diventa legittimo trattenere qualche speranza per una soluziona abbastanza prossima.
Poi vi è uno iato che riguarda il potere, la soggezione, il dominio, il privilegio. Perchè oltre ad essere un mestiere, il governare è anche un lavoro che dà potere ad alcune persone su altre. Tanto si è fatto nei millenni per ridurre questo problema, ma come si vede anche oggi non è ancora eliminato.
Tuttavia è realisticamente risolvibile. L’uomo dalla rivoluzione industriale non fa altro che organizzare modelli di gestione delle relazioni, società piccole, medie, grandi, stati, sindacati, e associazioni, e non vi è dubbio che vi sono già moltissimi strumenti che permettono di eliminare, di rendere marginale questo problema.
Beh poi c’è il problema dei partiti che creano delle sovrastrutture con interessi fuorviati: un eletto non può votare una certa legge perchè contro gli interessi del partito, o un partito magari non può votare una legge che voterebbe perchè contro i suoi interessi (votando contro si può far cadere o mettere in difficoltà il governo)… ma questa è cosa nota

In ogni caso l’origine del problema è da individuarsi nell’insenatura tra il primo iato (finora obbligatorio) e il secondo, senza dubbio indesiderabile.
Ossia si è sfruttata la scusa delle difficoltà tecniche per coprire porcherie individuali.
Per molti anni la classe dirigente è stata disponibile ad una crescente autoreferenzialità della politica, basandodi sulla necessità del primo iato, ma spingendo dentro le “modalità tecniche non comprensibili alla massa” ogni genere di porcheria politica-imprenditoriale, di commistione di interessi, di sfruttamenti dell’uomo sull’uomo.

In questo senso, grandi pezzi di sinistra dirigente, soprattutto i radical chic: i Veltroni ma anche i Lerner, non avrebbero mai potuto fare niente di risolutivo, per il semplice motivo che erano conviti che la massa fosse ignorante, e che governare era questione che potevano affrontare in pochi. Di fatto le loro idee erano talmente flebili che sarebbero state spazzate via dalla forza della convenzione: erano talmente affascianti dal mito della massa ignorante e la dirigenza colta che avrebbero accolto qualsiasi porcheria della dirigenza come uno status symbol.
Di fatto questo è l’origine filosofica del sistema D’Alema.

Ma la politica come l’arte, è obbligata a farsi capire.
Certo non si può pretendere di essere compresi da ogni singola persona, ma devi per forza cercare di farti capire, comprendere dal maggior numero di persone.
Altrimenti vuol dire che rinuncia a cambiare il mondo.
Non è mai la gente ignorante perchè la gente è la condizione al contorno, l’elemento dato da cui si parte. E la bravura consiste nel riuscire a trovare strumenti per dialogare con la gente, che non può mai avere colpe, altrimenti tu sei in cima la scala socile per cosa?
Per dire “tanto non mi capiscono”? Così son capaci anche quelli del bar sport.

C’è una cosa che ha permesso che questo buco sia diventato sempre più incolmabile: la scomparsa (o l’autoreferenzialità) dell’arte.
Si pensi ai greci antichi, non avevano uno stato eppure erano Greci. Cosa li univa? L’arte, la religione, la lingua. Erano divisi da vari interessi e soprattutto sugli interessi commerciali, ma Omero li univa.
Per chi pensa che l’arte sia un vezzo, un capriccio, ebbene: l’arte, la religione, la lingua hanno fermato l’impero persiano alle Termopili.
Per terra è scorso sangue, molto sangue. E questa gente, che non aveva uno stato ha segnato l’inizio della civiltà occidentale, in guerra, col sangue, uniti e spinti solo dall’arte dalla religione e dalla lingua.

L’arte non va intesa nè come vezzo o spazzino (la filosofia), nè come qualcosa di sacrale, che si aggira in qualche inter-mundia. Alla testa dell’arte risiede ciò che è massimamente generale, la letteratura, la filosofia, ma questi misutano la loro elevatezza nella loro capacità di cambiare il mondo, di unire gli spiriti.
L’arte è il diritto romano, l’arte è la scienza di aristotele e di newton. L’arte è il livello più alto della coscienza umana. Semplicemente questo.

E’ proprio la sua scomparsa che causa tanti problemi: non si riesce più ad usare la democrazia senza l’arte.
Senza di lei la democrazia implode come sta implodendo.
Una massa di opinioni una contro l’altra, mille opinioni, milioni di persone, televisioni, commercio e centinaia di migliaia di aziende.
Come può esserci democrazia se ci sono mille opinioni, e ognuna vale tanto quanto l’altra, non ce n’è una “più sopra” perchè hanno tutte la stessa dignità: tagliare le pensioni, abolire le intercettazioni, sono solo due scuole di pensiero equamente degne di essere ascoltate e discusse.
Ma così la democrazia non va da nessuna parte: ogni elezione comunale sarà un’elezione “da vincere”, contro la fazione opposta che ha interessi differenti dai tuoi.

Ma come siamo finiti qui in fondo? Come ha detto Saviano il compito degli artisti in occidente – se vogliono far sì che questa parola non suoni più come una parolaccia – è quello di selezionare dalla marea di informazioni disponibili, quelle che sono degne di essere ascoltate.
E di farle capire alla gente.
Ad esempio, Saviano a “vieni via con me” ha fatto un discorso sull’Italia unita. Ha accennato a come la pensano oggi alcuni secessionisti del nord e del sud, e poi ha mostrato una cartina dell’Italia prima dell’unione. E chiede: cosa sarebbe dell’Italia se ognuno tornasse per se? Il lombardo veneto un’appendice di Austria e Germania, il Piemonte della Francia, al sud uno stato fittizzio dove spadroneggiano i latifondieri…
Ecco questo discorso è Arte.
Perchè è comprensibile da una quantità molto ampia di persone, al contempo si inserisce molto bene nel dibattito colto sul tema["leghisti grezzi" vs "abbiamo storie diverse"], e in generale contribuisce a creare un insieme di valori che dovrebbero poi essere i fondamenti dell’arte e quindi della democrazia.
Ma anche più semplicemente: sul blog di Luttazzi, una tra le migliaia di battute recitava (mentre B. era soggetto a vari processi) : “contro di me attacco concentrico, no è lui che delinque a raggiera”.
Ha fatto molto di più questa battuta qua, che tutte le parole dette nei talk dalla dirigenza di sinistra (ad esclusione della Bindi, unica ad avere avuto alcune uscite efficaci).
Si pensi a questa battuta: ha l’unico difetto di non parlare ai berlusconiani, ma per il resto è semplice, immediatamente comprensibile, viene recepita dalla massa e si inserisce nel dibattito della dirigenza in modo chiaro, inequivocabile: questa semplice battuta rende immediatamente evidente all’intelletto quale è la balla (lui perseguitato) e quale la realtà (una sequenza interminabile di azioni deprecabili).
Dal 2008 hanno creato e guidato molta più Politica spinoza.it e danieleluttazzi.it che non tutta la pseudo-opposizione del pd. Perchè è l’arte, dalle sue forme più semplici alle più elevate ma mai autoreferenziali, che guida la società.
Niente arte… e la democrazia andrà a puttane.

Ma qui non siamo utopisti, è chiaro che il mondo è costantemente perfettibile. Anche quando tornasse l’arte, e quindi la democrazia. Anche quando la politica tornasse a parlare alla gente perchè sa che deve per forza farsi capire dalla gente, è ovvio che resterà necessariamente in essere, in qualche forma, lo iato tra “esperti” e “clienti”.
In tal proposito penso possa esistere, come nelle relazioni umane, la possibilità di mentire.
Ma questa menzogna deve essere un espediente rarissimo e usato con molta parsimonia, per poter dimostrare qualcosa di cui i tecnici sono a conoscenza e i clienti no. Al termine di questa transizione che non può essere prolungata molto nel tempo la menzogna deve essere svelata per ripristinare il corso della democrazia.
Quindi il mentire può anche essere legittimo ma non può essere la modalità principale di chi fa politica, nè può essere uno strumento abustato.
E non è che non se ne possa abusare solo per questioni morali, ma anche per questioni pratiche, di rapporti di forza.
In questi 20 anni di D’Alema e Berlusconi la menzogna è stata l’unico modus opernadi della classe dirigente.
Cosa succede al termine di ciò?
Grillo succede.
Prodi aveva detto bene: “Grillo è una spia, un segnale di allarme”.
E’ molto corretto: Grillo non ti risolve i problemi di uno stato, ma le sue parole sono indice del fatto che c’è un grosso problema.
Se tutto è menzogna infatti prima o poi la massa vede che le cose non tornano, che la realtà non finisce nelle parole di chi li governa, che anzi molte cose sembrano proprio andare al contrario.
Dopo che per molti anni questa sensazione striscia tra le coscienze, comincia a diventare un malessere, poi un presagio e da presagio un certezza solo sotterrata dai media.
Così ogni parola dei dirigenti diviene a questo punto “dubbia”, ogni provvedimento diviene gradualmente “falso, malvagio”. Tutto diventa indistinto.
E’ notte e tutte le vacche sono nere.
Perchè se la classe politica non è credibile, la gente comincia a riprendersi i ragionamenti, comincia a pensare con la propria testa, e siccome giunti a quel punto esistono cose talmente evidenti da risultare immediatamente comprensibili e reali, chi comincia a smascherare queste cose, partendo dalle più semplici e immediate acquisisce credito.
Ma in questo modo la clsse dirigente è completamente delegittimata, così che qualsiasi necessità tecnica viene addittata come scusa, come menzogna, come tentativo di celare qualcosa di turpe.
Ogni ragionamento articolato diventa capzioso, ogni proposito di discutere sul sistema diviene solo lo schermo di chi “non vuol far capire le cose”, di chi le vuole confondere.

E’ oggi chiaro che la menzongna può anche essere usata ma solo come strumento di eccezione e su di un arco temporale molto ristretto al di là del quale viene rapidamente ripristinata la verità.
Costituire un sistema di menzogne porta alla delegittimazione 100 su 100 e, la delegittimazione può strisciare per mesi, anni, secoli o millenni ma prima o poi rovescia il potere.

Vaticano, dirigenza e indignados

novembre 20, 2011

Ultimamente il vaticano ha dato delle direttive per una società migliore. Qualcuno ha ironizzato dicendo che “si mette alla guida degli indignados”.
In reltà non credo che ci sia più di tanta ironia da fare. Questo Vaticano, questo papa, è l’emblema della rivoluzione del 2008, della rivoluzione che è ancora in corso e che stiamo vivendo.
Questo papa si è insediato e ha continuato a insabbiare gli scandali sulla pedofilia (ma purtroppo serve ricordare che il suo predecessore non aveva fatto molto di più) anche quando era assurdo insabbiare, ossia dopo lo scandalo in america e i documentari di alcune tv americane.
Questo papa era stato lodato dalla Fallaci perchè aveva tenuto il muso duro contro i musulmani a proposito di un suo discorso in Germania.
Sotto questo papa abbiamo avuto le considerazioni di Fisichella per il quale la bestemmia del vecchio porco “andava contestualizzata”; e le esternazioni di qualche cardinale imbecille, che per giustificare la particola a un separato e divorziato, sempre lo stesso, aveva detto che questo signore: “essendosi separato dalla sua seconda moglie è tornato ad una condizione ex ante”… mentre ci sono centinaia o migliaia di fedeli autentici che ex post gli viene proibita l’eucaristia per il primo divorzio, o anche solo per la prima separazione anche se semplicemente subita.
Fin qui l’andamento calante, degradante, putrido che aveva colpito la chiesa. Un andamento che credo proprio preludesse a una possibile nuova ondata di scissioni religiose, l’aveva anche detto un prete sul blog di Beppe Grillo e mi sembra evidente che i presupposti c’erano davvero.
In fin dei conti il protestantesimo è nato su questo genere di disagio: sui papi Medici e su San Pietro, anche oggi credo fossimo sull’orlo di nuove scissioni se non ci fosse stato il cambio di rotta che c’è stato.
Infatti quello stesso papa è lo stesso che ad un certo punto in poi ha preso a fare discorsi condivisibili, sulla famiglia, sul precariato e su altri temi su cui ci possono essere opinioni varie ma indubbiamente portati con un impianto più che legittimo, direi più che “giusto”, reale, basati su un ragionamento a riguardo della realtà, non condizionati da istanze esogene ai precetti cristiani, nè su crociate.
Questo papa ha preso parte sui referendum di giugno ha esplicitamente detto per la prima volta che serve cercare energie nuove per il mondo e rispettose dell’ambiente. E infine la richiesta di una guida internazionale della finanza, di istituti che permettano ai paesi di gestirla globalmente.
Ora, importa relativamente poco quanto siano sincere queste parole forse non è nemmeno importante quanto questi discorsi possano preludere a secondi fini meno nobili (come li fai gli istituti internazionali, sani e quindi buoni o malati?) perchè a differenza di quello che si crede, dire una cosa è già un po’ farla. Ovviamente purchè non si dicano cose con significato vacuo tipo “far ripartire il volano dell’economia”, ma si prenda un posizione all’interno di un dibattito.
Ossia se una persona dice che la mafia fa schifo e poi ci fa affari, e un’altra persona dice che con la mafia bisogna convivere e non ha mai incrociato in vita sua un mafioso, sotto certe condizioni (se il tipo di affari è marginale e se la diffusione che può avere la frase è molto ampia) può fare un danno maggiore il secondo (sincero) che il primo (ipocrita).
Insomma, il fatto solo che la chiesa si esponga per certi temi, anche solo “dando ad intendere” di difendere alcune istanze positive, è già un “fare”, un agire, significa indicare a una massa notevole di persone in tutto il mondo quale sia la via da prefrire, e queste parleranno con altre, e giornali e tv e cinema vengono condizionati da questa presa di posizione che coninvolge milioni di persone e potenzialmente tutta l’umanità.
Ovviamente il Vaticano non ha intenzione di rompere vetrine nè di lanciare estintori in giro, ci mancherebbe, e nemmeno ha intenzione di instaurare una socialdemocrazia, o di avventurarsi nei puerili (ma è sempre da qualcosa di puerile che vi è la possibilità che nasca qualche genialata) sperimentalismi democratici che alcuni indignados stanno cercando di mettere in piedi all’interno dei loro gruppi, anzi, sta facendo quello che loro non possono e non sarebbero mai in grado di fare, ossia dalla plancia di comando, pigiano sui bottoni del cambiamento – di cui gli indignados ignorano il funzionamento reale – per modificare la realtà in modo da seguire molte delle istanze della rivouzione che è in corso.
Insomma stanno cercando di recuperare il filo con la popolazione, con le popolazioni, per poter recuperare la stima da queste e quindi per poter di nuovo tornare a guidarle.

La “censura” di La7

settembre 18, 2011

La eventuale censura di La7 è molto più fine degli sperimentalismi estremisti di raiset.
La censura di La7 è quella classica, “democratica”, americana, quella che non si fa vedere perchè deve convincere che non c’è. Insomma è la ‘censura soft’ di Mentana al Tg5.
Ma si consideri: Luttazzi l’hanno chiamato per chiuderlo, Santoro l’hanno chiamato per chiuderlo e poi non l’hanno nemmeno fatto partire; se ci fosse stato Biagi, avrebbero chiamato pure lui.
Tetris è stato chiuso credo dopo il suo anno migliore.
In Onda è stato “rimodulato” con l’introduzione di un uomo che sa cosa vuol dire obbedire.
E poi scommettiamo:
Formigli lo chiuderanno entro non più di 2 anni (non di più se no il pubblico si affeziona non di meno perchè è meglio se casca dentro il centrosinistra).
La Dandini o la restringono col contratto o la chiudono.
Inoltre La7 è la prima televisione che ha un pervasivo controllo dei suoi copyright su youtube: dei suoi programmi non scappa un frame che non sia voluto dall’azienda.
Insomma La7 sta preparando il futuro, ha un’occhiata molto più lunga, in stile americano, niente porcate fatte per l’angoscia che non cada Berlusconi: serve convincere Telese, Mentana e la gente libera che non c’è nessuna censura.
Perchè se non si convincono loro la censura non può funzionare, e se la censura non funziona non si riesce a formare una elite (più o meno palese) che governa il paese e che nomina un presidente, un primo ministro o quel che è di “ufficiale”, a loro rappresentanza.

Insomma, cosa cazzo è st’Arte?

settembre 4, 2011

Penso che abbiamo perso la concezione di cosa sia l’arte. O più precisamente l’arte è stata sostituita nella sua funzionalità, dall’economia.
Abbiamo oggi un concetto di arte come di “vezzo”, vagheggiamento, estetica, bellezza, sublimità, cultura.

Il punto è che fino a qualche centinaio di anni fa non credo che la gente la percepisse così.

L’arte era infatti lo strumento con cui si portavano alla luce pezzi di realtà finora ignorati. Niente di meno. Un po’ come inventare un telefonino, o inventare il teletrasporto.
Uno strumento. Non necessariamente con utilità diretta (come ad es i teoremi) ma da cui può derivare utilità diretta o altre utilità (dai teoremi derivano i telefonini).
L’arte era come la madre che teneva in culla i pezzi di realtà emergente.
Fino a Brunelleschi nessuno era in grado di costruire una cupola in quel modo. Lui lo fa. Lo genera, porta al mondo un pezzo di realtà.
Fino a Michelangelo nessuno pensava di usare il marmo in quel modo. Lui porta alla luce questo pezzo di realtà. Lo fa.
Fino a Borromini nessuno aveva mai incontrato un Sant’Ivo alla Sapienza, lui lo ha fatto conoscere al mondo.

L’arte era quel campo dove si gareggiava a chi era il più bravo, e il più bravo si beccava un: “E’ vero! come avevo fatto a non pensarci prima”

In codesta arte, anche il meno esperto riconosce facilmente la grandezza dell’opera, perchè è un pezzo di realtà, come una zolla di terra che prima non c’era e adesso c’è. E l’ignorante davanti a queste opere dice: “però! non avevo mai visto una cosa del genere”.
Venivano costruite opere alla periferia dell’impero romano come strumento di propaganda, come manifesto di superiorità, come per dire:  “guarda questo, nessuno di voi sarebbe mai in grado di arrivare a tanto, a tale grado di conoscenza della realtà” e la gente riconosceva in questi pezzi di realtà che gli venivano portati da posti lontani, la superiorità dell’impero, la propria arretratezza, la necessità di avvicinarsi a una tale conoscenza. (pensa se adesso in centrafrica porti un quadro post-moderno o il guggenheim museum, cosa possono pensare di noi: al massimo “questi sono più forti di noi” ma mai: “questi sono più grandi di noi”).

Fare opere “che prima non esistevano”, o che nessuno “aveva mai visto” non vuol dire fare opere bizzarre, pazze, folli, inusitate, non comuni. Perchè una cosa può benissimo essere inusitata ma non contenere neanche un briciolo di nuova realtà. Può essere inusitata semplicemente perchè assurda o inutile.

(E oggi l’arte ha preso proprio sta piega, o almeno così è stato in prevalenza per lungo tempo)

Ma c’è un problema, se l’arte non genera più realtà… chi la genera?
Il mercato.
Il mercato ha avocato a se il compito di generare realtà e vi ha messo la bolla dell’esclusività. Per cui la creazione di realtà avviene negli interstizi dei movimenti di mercato, oppure in qualche raro caso da movimenti politici, di giornalisti o scrittori. Si tratta di frammenti sparsi perchè la pompa principale della realtà resta in mano al mercato, non più all’arte. Anche la scienza, che è un ramo dell’arte soggetto come gli altri a creazione, è soggetta al mercato.
Il mercato crea, attraverso i suoi creativi, pezzi marginali di realtà. Briociole di terra tirate su ad uno ad uno, per paura che una zolla troppo grossa possa far crollare il sistema.

L’arte ha cessato di esistere sia perchè si è autodistrutta (seguendo le bizzarrie ha finito con l’intraprendere uno con sviluppo autoreferenziale addirittura maggiore di quello della politica) sia perchè il mercato, che domina, non la vuole in mezzo ai coglioni.


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